MM015.BARTLETT.SCULPTURES //

Series // Digital Sculptures.

Title // Androscene Hysteria. 

October, 2015.

Research supervised by Ricardo De Ostos (Naja deOstos), Isaie Bloch (Eragatory).

These creations, sculpturally reinterpret ideas of ecocritics and greenwashing. The aim is to respond to the powerful and pervasive environmental images via the angle of selected eco-institutions. The image selected was the one of two hands holding the globe; a powerful, recognizable, and well-known cliché, but a symbol resembling the importance of caring for the planet’s natural system. These series of sculptures are created following research carried out regarding ecofeminism. Indistinguishable, scarified hands hold a fragmented planet which emerges from a wild context. The planet splits into two fragments: The ‘Built’ and ‘Un-built’ environment. The ungendered hands get absorbed by the wildness of the un-built, which enfolds and reclaims it. The architectural object reinterprets and reshapes the commercial image and questions the paradoxes and clichés of the planet we live in.

[Italian] Bartlett Sculptures è la prima collaborazione – dopo Copacabana Sand Culture e Cuzco Peru –  di Matteo Mauro con l’architetto Ricardo De Ostos e il fondatore di Eragatory, Isaïe Bloch, risalente all’ottobre 2015. Le due importanti personalità del mondo dell’architettura e della creatività hanno supervisionato il profondo lavoro di ricerca che si cela dietro queste creazioni ibride, le sculture digitali Androscene Hysteria. A farle venire alla luce è la volontà dell’artista di reinterpretare, attraverso il proprio linguaggio scultoreo, delle tematiche ambientaliste. Il connubio tra immagine, modello e scultura digitale scardina il pressappochismo del cosiddetto “ambientalismo d’accatto” e fornisce una risposta alle immagini prodotte dalle istituzioni a difesa dell’ambiente, di potente impatto visivo, ma ormai svuotate di significato e ridotte a pura retorica. Come nel caso delle due mani che reggono il globo terrestre, in apparenza simbolo di cura del pianeta, ma in realtà artefici della sua distruzione. Percorrendo anche le strade dell’ecofemminismo, Matteo Mauro rovescia con le sue creazioni gli sterili cliché sull’ecologia per riproporre quelle stesse mani come risucchiate dalla natura selvaggia, la quale rivendica i suoi spazi, strappati dalle costruzioni a opera di quelle stesse mani.

#Design, #Sculpture, #Bartlett.